Andrea Pazienza: il segno di una bibliografia invincibile (ed essenziale)

ANDREA PAZIENZA

Andrea Pazienza ha scardinato l’idea tradizionale del fumetto e l’ha ridotta a brandelli. Genio indiscusso, poliedrico, estremo ed eccessivo. Comprenderlo non è facile: ecco una stringata bibliografia essenziale per scoprirlo al meglio.

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(Andrea Pazienza. Fonte: google.it)

Andrea Pazienza non è facilmente avvicinabile.

Importante chiave di lettura di quel fumetto italiano che tra gli anni’70 e gli anni ’80 ha spaccato completamente il muro visivo del perbenismo patinato nazionale, Paz è ad oggi uno dei più grandi “rivoluzionari del segno” di sempre.

Nato in quel di San Benedetto del Tronto, l’Andrea universitario arriva a Bologna proprio a ridosso degli anni delle fervide contestazioni studentesche di fine anni ’70.

Il capoluogo di regione diventa per lui una sorta di Babele: stringe legami importanti con artisti di livello, collabora con svariate riviste e fonda assieme a Filippo Scòzzari la Traumfabrik, la “Fabbrica dei sogni”, un vero e proprio centro socio-culturale in uno stabile occupato in Via Clavature.


Ma Paz è genio e sregolatezza, ma soprattutto…droga.

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(Copertina de “Le straordinarie avventure di Pentothal” – Coconino Press / Fandango Libri – Fonte: google.it)

L’eroina giocherà per sempre un ruolo molto importante nella drammaturgia pazienzana, diventando il simbolo sottinteso di quasi tutte le sue opere.
Negli anni di attività sono innumerevoli i lavori di Paz, tra storie complete, storie brevi, storie incomplete, commissioni, etc. .

Per conoscerlo meglio quindi, cercheremo di fornire qualche indicazione di lettura fondamentale per abbracciare in toto i suoi disegni.

Per cominciare, “Zanardi“, “Le straordinarie avventure di Pentothal” e “Gli ultimi giorni di Pompeo” compongono la triade imprescindibile di Pazienza. Tre capolavori che raccolgono personaggi introspettivi, malati, esagerati ed allo stesso tempo dolci ed infiniti. Queste sono le storie comunemente note ai più.

Non mancano le opere forse meno conosciute ma pur sempre degne di menzione come la raccolta “Pertini“, dedicata al Presidente della Repubblica, il divertentissimo “Perchè Pippo sembra uno sballato“, “Aficionados” e una delle ultime storie del Paz disintossicato, “Sotto il cielo del Brasil“.

Molti autori hanno voluto rendere omaggio alla vita ed alle opere di Pazienza. Tra tutti segnaliamo Franco Giubilei con il suo “Vita da Paz”, Vincenzo Mollica con “Paz – Scritti, disegni, fumetti” ed il super albo “’77 Anno Cannibale” a cura di Comicon Edizioni, un importante volume che ripercorre tutto il 1977 – e dintorni – attraverso i saggi ed i personaggi più significativi tra cui appunto Andrea.

Gli anni delle riviste come “Cannibale“, “Frigidaire” ed “Il Male” sono stati seminali per la genesi artistica di molti altri artisti che meritano di essere conosciuti.

Stefano Tamburini ed il suo umanoide “Ranxerox”, ad esempio, che vede al suo fianco anche la sapiente matita di Tanino Liberatore. Massimo Mattioli ed i suoi viaggi spaziali di “Joe Galaxy” e “Squeak the mouse”, ed infine Filippo Scòzzari (di cui ricordiamo anche “Prima pagare poi ricordare”, piccolo ma fondamentale libro per capire i movimenti artistico-culturali di quegli anni).

Andrea Pazienza è stato, è e sarà sempre una figura emblematica del fumetto italiano. Studiarlo, comprenderlo ed amarlo è…il minimo che si possa fare.

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