ABLETOBE: il ritorno sulle scene è mind-BLOW(N)ing

Gli ABLETOBE ritornano sulle scene dopo quasi 10 anni di assenza con il nuovo album “Blown”: osserviamolo più da vicino…

VOTO:7,5/10

Tornati sulle scene dopo parecchi anni di assenza dal loro esordio “ufficiale”, “Sìntoma“, i modenesi ABLETOBE ritornano con questo “Blown“, un disco parecchio corposo in quanto a sostanza ed altrettanto ricco per ciò che riguarda il songwriting e la composizione.

Non sono solito fare recensioni in cui descrivo ogni singolo pezzo: no, assolutamente. Cerco più che altro, a livello discorsivo, di raccontare ciò che l’album mi ha dato, come è costruito, come si riflette all’orecchio dell’ascoltatore.

Ebbene questo “Blown” ad un primo ascolto mi ha trasmesso un sacco di carica, carica che è aumentata con gli ascolti. Recuperando una vecchia copia di “Sìntoma“, che custodisco in casa, e confrontandola con questo album, ho sicuramente notato un miglioramento compositivo e strutturale. Le canzoni sono sì autonome ed indipendenti ma è come se fossero legate l’un l’altra da un filo invisibile che le unisce.

Ciò che balza subito all’orecchio è senz’ombra di dubbio l’intera sezione ritmica del trio. Simone e Filippo, rispettivamente batteria e basso, hanno un feeling che traspare palese dopo i primissimi secondi. Le linee morbide e tonde di basso vengono esaltate dai “ciocchi” prepotenti di cassa-timpano-rullante, portando -appunto – l’ascoltatore ad una spiazzante agonia emotiva positiva da cui non può (ma soprattutto NON VUOLE) liberarsi. La voce di Nicola è noise, sinistra, sempre pronta a scomparire per un attimo per poi tornare quando meno te l’aspetti.

Un album che non è privo di difetti, intendiamoci. L’impressione che si ha a volte è che Nicola rimanga un pò troppo nelle “retrovie sonore”, osando forse poco, spingendo troppo poco sull’acceleratore. Ci sono brani come “War In Us” in cui forse si poteva puntare un pò più in alto, e ce ne sono altri – vere e proprie gemme – come “Secrets, Pt.1” che ci fanno capire perfettamente che a livello vocale si poteva serenamente bombardare l’Universo a tutta spinta. Tutto questo però non pregiudica l’intero lavoro e non ne compromette la resa finale.

Blown” è tutto ciò che di meglio (secondo il parere di chi scrive) si può trovare nella globalità del mondo del “pesante”. Grunge, noise, tanto post-metal: i tuoni di “Subcutaneous” riprendono i TOOL di una volta, mentre l’opener “The Craven” è figlia di padre Stoner e madre Alice (In Chains). Ci ho sentito molto anche dei primissimi Verdena, ad esempio.

Ma non è finita affatto qui, o perlomeno speriamo che non lo sia. Sia “Sìntoma” che “Blown”, per una questione puramente cronologica dovuta all’ampio stacco di tempo passato, possono essere collocati come due “dischi d’esordio”. Ciò che ci aspettiamo ora è la continuità. La parte più difficile rimane il “secondo” disco di una band: continuare con una propria personalità e mantenere alto il tiro.

Confidiamo in voi.

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(l’artwork di “Blown” degli ABLETOBE)

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