I 10 dischi che mi hanno cambiato la vita: #06

“The Sound Of Perseverance” dei DEATH è per me uno dei capisaldi fondamentali della mia formazione. Andiamo a scoprire perchè…

“The Sound of Perseverance” dei DEATH, uscito nel 1998, rappresenta per molti fan del quartetto americano l’ultimo saluto di Chuck Schuldiner, storico fondatore e frontman della band, scomparso a soli 34 anni nel 2001 a causa di un tumore al cervello.

Apparentemente non troppo distante dai primi lavori del gruppo, “The Sound Of Perseverance” in realtà fa emergere un nuovo lato di Chuck, considerato quasi un “tiranno” sotto certi aspetti compositivi e non, ossia la vena decisamente più progressive (ancor più marcata nel suo ultimissimo progetto denominato CONTROL DENIED).
Progressive death metal, quindi, confortato da una produzione ben più massiccia e meno ruvida rispetto ai precedenti album (“Spiritual Healing”, citandone uno soltanto).

Mi ero imbattuto per caso nella cover dei JUDAS PRIEST “Painkiller”, ultima traccia presente nel disco. Avevo soltanto sentito parlare dei Death, ma non avevo mai ascoltato nulla di simile. Pur essendomi già approcciato in maniera sostanziosa al metal estremo, con la band di Chuck entrai a piedi pari (fino al collo, tsè) nel death metal. Da qui in avanti ho successivamente scoperto altre decine di migliaia di band death metal, consacrandolo come uno dei miei generi preferiti in assoluto (chi cazzo non ama il death metal, dai?).

Sono particolarmente legato a TSOP. Come sempre i ricordi si dirigono ai tempi del liceo, in cui scaricavo i tabulati (CAZZO I TABULATI, chi se li ricorda?) dei pezzi da Internet, ai tempi della 56K e ai tempi in cui lo stesso Internette era decisamente meno popolato da gattini, scie kimike!11!1 e complottari. “Voice Of The Soul” era da me considerato il pezzo più “facile” da riprodurre: ci misi comunque i miei bei mesi per riuscire a formalizzare qualcosa di “decente”.

La storia dietro TSOP e dietro ai Death mi ha portato poi negli anni ad appassionarmi a Chuck Schuldiner e a tutto il mondo legato a lui: dall’infanzia alla passione per la musica, passando per MANTAS (la prima band di Chuck), DEATH e CONTROL DENIED. E poi i cambi di formazione, le amicizie, le delusioni, le critiche dei fan. I Death hanno sicuramente lasciato una grossa impronta per tutte le band death e non a venire, questo è fuori discussione.

A mio avviso, “The Sound Of Perseverance” è un gran disco dall’inizio alla fine: ad oggi, nel 2019, a distanza di ben 21 anni dall’uscita, c’è chi lo ama e chi lo odia – sto parlando del fronte più oltranzista – . L’unica cosa che conta, a mio avviso, è che questo album è entrato non solo nel mio personalissimo Olimpo, ma anche nel cuore di centinaia di migliaia di fan in tutto il Mondo.

DEATH
(la formazione di “The Sound Of Perseverance”, da sinistra: Shannon Hamm, Chuck Schuldiner, Scott Clendenin, Richard Christy)

Tracklist:

  1. Scavenger of Human Sorrow
  2. Bite the Pain
  3. Spirit Crusher
  4. Story to Tell
  5. Flesh and the Power It Holds
  6. Voice of the Soul
  7. To Forgive Is to Suffer
  8. A Moment of Clarity
  9. Painkiller (Judas Priest cover)

Formazione:

Chuck Schuldiner – Voce, Chitarra
Richard Christy – Batteria
Scott Clendenin – Basso
Shannon Hamm – Chitarra

THE SOUND OF PERSEVERANCE
(l’artwork di “The Sound Of Perseverance”)

(immagini e fonti: Google )

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