Perchè Banana Yoshimoto ha colpito ancora: Le Sorelle Donguri

“Le Sorelle Donguri” è l’ultimo libro di Banana Yoshimoto, una delle autrici giapponesi più importanti del nostro secolo. Edito da Feltrinelli, racconta la storia di due orfane, Guriko e Donko, alle prese con la vita e le sue rivelazioni…

TRAMA

In un Giappone apparentemente spensierato vivono Donko e Guriko, sorelle legate dal sangue e da un evento molto triste: la tragica perdita di entrambe i genitori. Guriko, taciturna e silenziosa, e Donko, assai più espansiva, prima si ritrovano a vivere con una zia e successivamente col rude – ma dal cuore tenero – nonno fino agli ultimi giorni della sua vita.
E’ tempo di ricominciare una nuova esistenza, perciò, ma pur sempre segnate da diversi stati d’animo che sembrano non abbandonarle mai. Insieme decidono di gestire una specie di “posta del cuore” sul Web, quando un bel giorno arriva nella mailbox un messaggio da parte di una donna che ha da poco perso il marito. Colpita, Guriko decide che è il momento di cercare il suo primo ed unico amore, Mugi: uscire quindi dalla solitudine, dal silenzio e dal letargo sembra essere la soluzione. Ma il Destino è stato beffardo ancora una volta.

Banana Yoshimoto - Le Sorelle Donguri

CONSIDERAZIONI

Come tanti, mi sono avvicinato a Banana Yoshimoto grazie a “Kitchen”, e successivamente “Amrita”. Da lì in avanti, ho cercato di seguire ogni uscita di questa strepitosa autrice. C’è chi la ritiene “troppo”, c’è chi “troppo poco”.
Non ho mai preteso innanzitutto, da lettore, un romanzo da 800 pagine da parte di Banana. La sua è una scrittura essenziale, che riesce a descrivere uno stato d’animo senza per forza dover minuziosamente descrivere l’ambiente circostante, ad esempio.

C’è a chi piace, a chi meno.
Io personalmente penso che i libri di Banana Yoshimoto siano godibili in questo modo proprio perchè essenziali ma vertiginosamente intensi e pregni di molteplici significati. Davanti a “Le Sorelle Donguri” ci troviamo davanti quindi ad un romanzo breve, che si legge in una serata. Io, per esempio, ne ho impiegate tre, perchè ho voluto appositamente leggerlo con la calma che questo libro meritava.

Non è un romanzo facile: come sempre la Yoshimoto ci pone davanti a personaggi diametralmente opposti come in questo caso le due sorelle Guriko e Donko, dal carattere uno diversissimo dall’altro. Sostanzialmente la Yoshimoto tocca gli argomenti di sempre: amore, morte, abbandono e solitudine. La morte dei genitori delle due sorelle è l’accensione di tutto. Tutto ciò che ne ha comportato lo si vede nelle due sorelle oramai grandi, con le proprie cicatrici ed il proprio vissuto.

Piacevolissima l’idea del sogno, che gioca un ruolo chiave all’interno del plot: infatti Guriko, che qui è la voce narrante, proprio grazie ad un sogno riesce a trovare la forza di riprendere in mano il passato e chiudere un cerchio aperto tanti anni prima in adolescenza.
Come sempre il finale dolceamaro ci riprende con sè, e dal sogno ci riporta alla cruda e reale verità.
Riuscirà Guriko – sola ed introversa – a trovare la forza di ricominciare davvero?
Il concept costante a cui ci sottopone la Yoshimoto è che in realtà forse tutti noi siamo destinati ad una sofferenza “personale”, difficilmente esplicabile e condivisibile, condannati ad una vita che nonostante alcune gioie non ci appagherà mai in pieno.

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