MØL: Jord

Quando si parla di avanguardia in materia di black metal, vedo perlopiù gente storcere il naso. D’accordo, ma solamente in parte. Le generazioni a ritroso (la mia compresa), hanno sempre pensato di dover etichettare il black metal sotto un’unica grossa ala protettrice: Inner Circle, croci ribaltate, chiese infuocate.

Ma il mutamento, si sa, spaventa parecchie persone. Io personalmente mi trovo in un limbo. Ho sempre pensato al black come il grido perpetuo di A BLAAAAZE IN THE NORTHEEERN SKYYYY o BATTLES IN THE NOOOOOOOOORTH, quando un bel giorno mi trovo mio malgrado ad accogliere positivamente una proposta più modern-oriented.

Dopo quel grosso scossone che “Sunbather” dei Deafheaven ha regalato all’intero panorama estremo, nulla è più rimasto tale: chi è rimasto sulla linea gotica oltranzista, e chi si è spinto verso il nuovo che avanza. Sempre dopo quell’album, decine di band hanno tentato il sorpasso (o quantomeno l’emulazione…). Di band degne di nota me ne vengono in mente poche: Ghost Bath, Thy Catafalque, Liturgy. Da oggi, anche i Møl entrano di diritto nell’Olimpo della New Wave Of Post Black Metal (Shoegaze), per utilizzare un termine parecchio British.

Jord, come la stragrande maggioranza dei dischi di questo stampo, si presenta a noi come un debut album dai suoni lineari e “puliti”. Equilibri perfettamente bilanciati, pattern di chitarra costanti e drumming potente e mai fuori luogo. Ciò che stupisce è la concreta varietà delle dimensioni in cui i Møl riescono a trasportarci, annullando ogni aspettativa grazie ad una reale visione post-rock/shoegaze. Echi che raggiungono le distanze e una visione schietta ed ermetica: questa la punta di diamante dei Møl .

Personalmente questo album mi ha lasciato un buon “pulito” nelle orecchie, invogliandomi parecchio a riascoltarlo ancora e ancora. Lungi da me da voler portare avanti una qualsivoglia polemica sull’esteticadel gruppo, assolutamente fuori dalle sintonie degli standard classici del black: niente facepaint, niente corpsepaint né pentacoli o teste di capretto insanguinate.

Quaranta minuti circa di freschezza, ecco cos’è questo “Jord”. Un viaggio breve ma intenso, costellato di arzigogoli sonori e meraviglie. Consigliatissimo.

Tracklist:
1. Storm
2. Penumbra
3. Bruma
4. Vakuum
5. Lambda
6. Ligament
7. Virga
8. Jord

 

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